Rivalutazione, un’occasione da non perdere

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di Rag. Giovanni Flesca

Intro

La rivalutazione dei beni d’impresa, compresi gli immobili strumentali, avente effetti civilistici e fiscali è un’assoluta novità nella storia legislativa della Repubblica, sicuramente un’occasione da non perdere in occasione della chiusura dei bilanci riferiti all’esercizio 2020, che, a causa dell’emergenza sanitaria tuttora in corso, presenteranno criticità in ordine alla patrimonializzazione delle imprese.
L’innovazione è stata introdotta con il Decreto-legge 14 agosto 2020 (cosiddetto “Decreto Agosto”), convertito con modificazioni dalla legge 13 ottobre 2020, n. 126.
Con l’articolo 110 del Decreto è stata introdotta la possibilità di effettuare la rivalutazione dei beni d’impresa ai soli fini civilistici, consentendo, inoltre, il riconoscimento fiscale a fronte del pagamento di un’imposta sostitutiva di appena il 3%.
È evidente che adeguare le attività immobilizzate al loro valore corrente, consente una diversa connotazione dell’impresa verso l’esterno, sia nei confronti dei propri fornitori, sia, soprattutto, verso il sistema bancario, con un miglioramento dei “rating” e conseguentemente un più agevole accesso al credito.
La rivalutazione rappresenta, inoltre, un cuscinetto utilizzabile per la copertura delle perdite di esercizio che, purtroppo, saranno una caratteristica dei bilanci 2020.
Un ulteriore e non trascurabile previsione legislativa consente l’affrancamento delle riserve di rivalutazione, con il pagamento dell’imposta sostitutiva del 10%, che pertanto possono essere successivamente distribuite ai soci.
Non ultima, la considerazione che i maggiori valori fiscalmente riconosciuti, consentono l’effettuazione di maggiori ammortamenti con conseguente riduzione del carico fiscale ai fini IRPEF, IRES ed IRAP.
Non va trascurata l’analisi, da parte degli amministratori, dell’effettiva recuperabilità fiscale dei maggiori valori attribuiti.
La rivalutazione deve portare ad attribuire ai beni un valore realistico, comunemente il valore di mercato: pur non essendo obbligatoria si consiglia, quantomeno per gli immobili, l’acquisizione di una perizia di stima, meglio se asseverata.
Per i beni materiali, si consiglia la redazione di un prospetto contenente le considerazioni valutative che sono state effettuate al fine di attribuire i maggiori valori.

Beneficiari

Possono usufruire della norma gli imprenditori persone fisiche, le società di persone (in nome collettivo ed in accomandita semplice), le società di capitali (a responsabilità limitata, per azioni), anche in liquidazione; la rivalutazione può anche essere effettuata nel caso di affitto ed usufrutto di azienda, alternativamente dall’affittante o dall’affittuario.
Sono escluse le imprese oggetto di procedura fallimentare e quelle che adottano principi contabili internazionali.

Beni rivalutabili

Oggetto della rivalutazione sono tutti i beni materiali (esclusi i beni merce) ed immateriali (compreso l’avviamento), e le partecipazioni in imprese collegate o controllate, se iscritte nelle immobilizzazioni finanziarie, esistenti (rectius: iscritti) nell’esercizio in corso al 31 dicembre 2019.
Si sottolinea che, contrariamente alle precedenti norme sulla rivalutazione, la procedura può essere effettuata anche su un solo bene strumentale, e non per categorie omogenee di beni.
La rivalutazione va effettuata nell’esercizio 2020.

Metodi di rivalutazione

Si possono utilizzare tre diversi metodi:
a) la rivalutazione del costo storico;
b) la riduzione, in tutto od in parte, dei fondi ammortamento;
c) la rivalutazione sia del costo storico, sia dei fondi di ammortamento.
Il valore attribuito ad ognuno dei beni oggetto di rivalutazione, al netto degli ammortamenti, non deve essere superiore al valore di mercato.
Il limite economico della rivalutazione è rinvenibile nella previsione del Decreto 13 aprile 2001, n. 162, del Ministero delle Finanze, ed in particolare nell’art. 6, comma 1: “Anche ai fini fiscali, il valore attribuito ai singoli beni in esito alla rivalutazione eseguita a norma degli articoli 10 e seguenti della legge, al netto degli ammortamenti, non può in nessun caso essere superiore al valore realizzabile nel mercato, tenuto conto dei prezzi correnti e delle quotazioni di borsa, o al maggior valore che può essere fondatamente attribuito in base alla valutazione della capacità produttiva e della possibilità di utilizzazione economica nell’impresa. Il valore netto del bene risultante dal bilancio nel quale la rivalutazione è eseguita, aumentato della maggiore quota di ammortamento derivante dal valore rivalutato, non può essere superiore al valore realizzabile o fondatamente attribuito. “
La rivalutazione può essere effettuata anche solo ai fini civilistici senza effetto fiscale.

Imposte

Nessuna imposta sostitutiva, se effettuata solo ai fini civilistici; imposta sostitutiva al 3% se previsto riconoscimento fiscale (imposta sostitutiva 10% per eventuale affrancamento del saldo attivo rivalutazione).

L’imposta non è deducibile dal reddito imponibile, e va a decrementare la riserva di rivalutazione.

Il pagamento dell’imposta sostitutiva va effettuato entro il 30 giugno 2021 in un’unica soluzione, ovvero, in tre rate annuali di pari importo; può essere compensata con eventuali crediti d’imposta.

Decorrenza

Se previsto il riconoscimento fiscale, a decorrere dall’esercizio successivo a quello con riferimento al quale la rivalutazione è stata eseguita, e cioè dall’esercizio 2021.

È stata prevista una norma antielusiva per la quale i beni rivalutati devono rimanere nel patrimonio dell’impresa per tre esercizi.

Qualora il bene venga prematuramente ceduto o assegnato, ai fini del calcolo delle minus/plusvalenze si considera il valore ante rivalutazione; in questo caso, l’imposta sostitutiva diventerà un credito d’imposta.

Affrancamento

La riserva di rivalutazione può essere affrancata (resa liberamente distribuibile) con il pagamento dell’imposta sostitutiva (dell’IRPEF, dell’IRES, dell’IRAP) pari al 10%. L’ammontare della riserva è determinato per differenza fra l’importo rivalutato e l’imposta sostitutiva del 3%. Nel caso delle società di capitali, la riserva, se distribuita, è tassabile in capo ai soci (con l’imposta sostitutiva del 26%). Nelle società personali la distribuzione della riserva affrancata non forma il reddito né della società né dei soci.

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Rag. Giovanni Flesca

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